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Messaggio  Federico il Mar 06 Set 2011, 11:26

Non so se l'avete già vista ma ho trovato questa recente intervista... se c'è già Luca cancellala pure !

Intervista presso gli studi televisivi Orler di Favaro Veneto il 28 agosto 2011

[Gli inizi: un amico di famiglia per le principali tecniche pittoriche e l’apprendistato nel laboratorio del padre. Me ne può parlare?
Mio padre aveva un laboratorio di cornici d’arte e da lui ho appreso le tecniche della preparazione delle tavole con il gesso, i boli per esempio, tanto è vero che adesso faccio fare le cornici su mio disegno e progetto, perché partendo da mio padre restauratore ho conosciuto tutte le tecniche. Da lui ho appreso quindi le basi che mi sono servite nel lavoro che sto portando avanti negli anni. All’età di nove anni avevo un amico di famiglia pittore, che veniva da mio padre a incorniciare le opere. Un giorno mi regalò una scatoletta di sei tubetti di colori primari a olio. Ho preso così un cartone di scatole di scarpe, l’ho ritagliai e lo appoggiai sulle mie gambe, poi presi l’olio, che stava usando mia madre in cucina per friggere le patatine e lo mescolai con i colori, iniziando così a dipingere un geranio sul davanzale. Alla fine direi un pastrocchio che fu il mio primo quadro ad olio, che conserva ancora mia madre. Fu una prima esperienza con i colori a olio ed ero ossessionato dal disegno, ossia mangiavo e disegnavo. Ovviamente giocavo come tutti i bambini, però le mani non stavano mai ferme. Un impulso interiore che mi portavo dentro a sperimentare sempre qualsiasi cosa. Siccome vedevo che con i colori a olio non c’era lo stesso risultato di quelli a tempera della scuola, dicevo tra me che dovevo imparare a usarli in fretta perché i pittori importanti dipingono con i colori a olio.

La frase “Quello che t’insegno sono gesti antichi” cosa ha rappresentato?
Io sono stato l’assistente di Riccardo Tommasi Ferroni un grande artista romano. Le prime volte che andavo a Roma con il treno gli portavo delle fotografie degli ultimi lavori. Lui mi dava dei consigli e stavo lì tutto il giorno. Con l’avidità del giovane che vuole imparare, chiedevo diverse cose come le metodologie e lui mi diceva: “guarda Antonio, siediti, stai zitto e guarda. Perché quello che tu vedi sono gesti antichi che non si possono spiegare. Devi rubarli. La base è il mestiere del pittore e non te la posso spiegare, puoi solo rubarla con gli occhi, perché questi sono gesti antichi”.


Surrealismo, metafisica. Un mix “intrigante”?
A volte c’è una commistione tra le due possibilità espressive. Mediamente la metafisica mi da più apertura, nel senso che è una realtà possibile e più vicina a noi. Il surrealismo invece è qualcosa di estremo, oltre una realtà. Raramente io vado oltre la realtà delle cose, infatti nel contesto della mia espressione normale apparentemente tutto sembra ben proporzionato e normale, ma non è proprio così. Per esempio a volte vedi una rosa grande un metro e mezzo appoggiata su un divano e a te sembra appunto una rosa sul divano, poi ci pensi e realizzi che la rosa con la sua dimensione reale come fa a occupare mezzo divano? Quindi ci sono volutamente delle esaltazioni del soggetto primario, dell’attore principale dell’opera e del concetto che io elaboro, dove voglio focalizzare l’attenzione dell’osservatore, risaltando, con il colore e le proporzioni, il punto focale del quadro. In questa maiolica “Luce”, che abbiamo qui vicino, il punto focale è il peso del profilo della Musa che viene bilanciato dal puntino centrale del sole. L’occhio dell’osservatore cade sul sole e sul profilo della Venere. Questo è il mio quadro. Tutto il resto è un bilanciamento degli spazi occupati dal disegno e dalla composizione. Infatti vede che c’è un vuoto che ho creato apposta, perché volevo che l’occhio cadesse esclusivamente lì e poi tutto il resto gli fa da supporto. C’è una commistione tra metafisica e surrealismo, però raramente esco troppo fuori da un concetto di iper-realtà. Anche questo è abbastanza relativo, perché l’importante è che sia buona pittura, che crei emotività nelle persone. Poi che sia surrealismo, metafisica, concettualismo è tutto abbastanza relativo. Quello che io cerco di trasmettere è il sentimento e lo spirito che ho dentro nel momento in cui dipingo. Questo è quello che m’interessa più che la superficie delle cose, perché la mia pittura porta ad essere guardata prima che pensata. Le persone restano inizialmente affascinate dalla qualità del disegno, del colore e dell’esecuzione pittorica per esempio, poi si accorgono che c’è qualcosa che affascina, ossia la profondità emotiva che c’è all’interno di ogni opera che io cerco di trasmettere. Se i collezionisti, gli osservatori, i critici e gli studiosi si avvicinano e scrivono cose così importanti è perché probabilmente riesco a trasmettere proprio questo. Se no resterebbe una bella opera figurativa fine a se stessa con scopo anche decorativo, ma non è quello che voglio alla fine.

Cinque versioni dipinte da Böcklin per l’Isola dei Morti. Questo è un soggetto, ovviamente interpretato, caratterizzante in molti suoi quadri. Me ne può parlare?
Quel quadro non ha condizionato solo me, ma grandi artisti come Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, Fabrizio Clerici per esempio. Io ho partecipato ad una mostra collaterale, per i cento anni dalla scomparsa di Arnold Böcklin, al museo Orsay di Parigi insieme a sessanta artisti di tutto il mondo, che s’ispiravano alla sua isola in tante interpretazioni fino all’astratto. Anche Milo Manara, il famoso fumettista, ha fatto l’isola dei morti. E’ un’icona, un simbolo che ha ispirato gli artisti perché: è questa isola che galleggia in mezzo all’acqua, è la famosa isola di Peter Pan, è l’isola che non c’è, è il luogo ideale, è l’arcadia. Per esempio è come quando una persona, carica di tensioni, dice che vorrebbe scappare su un’isola. Quindi è un rifugio della mente, un luogo ideale dove vorresti essere. Non è un luogo esistente, è un luogo della mente. In sintesi, mi ha colpito dunque che questa sia un luogo della mente.


La rosa, la sfera, il volto femminile e maschile quale significato assumono nei dipinti?
La mia pittura va letta per simboli e metafore ed a seconda di come io componga l’opera cambia il significato del soggetto. Diciamo che la sfera in linea di massima rappresenta la perfezione assoluta, la mente dell’uomo, il nucleo centrale dell’essere, il pianeta splendido in cui viviamo, l’inizio e la fine. E’ un continuo, una circolarità della vita, la vita e la morte, una continuità infinita. Rappresenta quindi la parte più misteriosa dello spirito umano, quindi la mente dell’uomo. Facendo un esempio è come le sfere che tengo in mano che muovendole mi rilassano, perché sento qualcosa di circolare che si muove nelle mie mani. Invece la rosa ha mille significati: può diventare una rosa d’amore o una rosa melanconica. La rosa rappresenta la passione: messa sul divano può rappresentare una persona amata, una presenza che può diventare umana. Quindi il simbolismo ed il significato variano in funzione del soggetto. Per esempio messa accanto ad una musa, o ad una scultura diventa un omaggio alla bellezza, oppure dipinta grande su un divano rappresenta, come dicevo, la persona amata, la passione, qualcosa che va al di la del fatto del fiore. Sospesa nel cielo rappresenta un sogno. La rosa ha mille variabili di lettura che lascio all’osservatore perché non dipingo dogmi, regole o rebus da leggere. Io dipingo cose che emotivamente voglio trasmettere e di conseguenza la rosa sul divano vuol dire la persona amata da un lato, ma dall’altro può voler dire l’amore per la natura. Non voglio dare un significato preciso al mio lavoro, ma voglio lasciare spazio agli altri, perché la pittura metafisica ti da modo di andare oltre.


Nunziante dal Caravaggio. Opere e relativa mostra: come nacque questo connubio?
E’ stato un progetto del grande critico Marco Goldin, uno dei più grandi curatori. Tra l’altro in quest’ambito sarò presente con quaranta opere alla mostra “Da Gaugin a Van Gogh” il prossimo novembre a Genova e ne parlerò fra poco durante la trasmissione odierna. Dunque Marco Goldin mi chiama al telefono e mi parla di un grande progetto che secondo lui solo io potevo affrontare. Lui portava un’opera di Caravaggio dagli Stati Uniti, ferma dal 1845, mai giunta in Italia e da qui partiva il tutto. La matrice era questo quadro e poi tutta la mostra con venti mie opere si è sviluppata intorno non copiando stupidamente l’opera di Caravaggio, ma idealizzandola e facendola diventare mia, inserendola nel mio mondo, nelle mie stanze, frammentandola. Ho cercato anche lo spirito dell’uomo, quindi l’estasi di San Francesco: il momento spirituale, idealizzato dell’uomo, come essere in contatto con la divinità. Una mostra che ha avuto molto successo, tanto che il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paulucci è andato a vederla due volte e poi ha scritto un’introduzione per la successiva mostra del Chiostro del Bramante. In sintesi è il momento della storicizzazione di trentacinque anni di attività.


Nelle opere 2010/11 una nuova “atmosfera”. Me ne può parlare?
Quell’emotività interiore, che ho cercato di trasmettere fino ad oggi attraverso il dettaglio del disegno e della pittura, adesso cerco di esprimerla attraverso la gestione nuova della materia e degli elementi, a volte in modo impulsivo, come per esempio il colpo del pennello od una sfumatura lasciata abbandonata volutamente. E’ un’apertura ancora ulteriore, sempre nell’ambito della figurazione, perché è il mio mondo in cui continuerò ad esprimermi, ma con una libertà e sicurezza date dal confrontarmi con questi grandi maestri. Tutto questo mi ha dato più sicurezza. Quando un’artista diventa conscio delle proprie possibilità, vuol dire che sta raggiungendo la maturità giusta per cominciare a sintetizzare un po’ tutto quello che ha fatto. Questo momento della sintesi è quello che affascina molto il pubblico anche più colto, perché si capisce quando un’artista è felice dentro e sicuro di se.


La collaborazione con la Galleria Orler. Come nacque?
E’ una collaborazione ventennale. Il mio mercante è stato il grande Ermanno Orler, anzi è stato più di un padre per me, che mi ha aiutato ed insegnato ad inserirmi in questo mondo. Sono delle persone per bene e ci mettono tanto di quell’impegno quanto la fatica che io faccio a portare avanti il mio lavoro. A me piacciono le persone che soffrono, che lavorano e che s’impegnano, quindi c’è una sintonia umana che esiste. Sono delle persone a cui non è difficile provare affetto, perché li sento sempre vicini.


Antonio Nunziante attuale e futuro: quali confini vorrà esplorare?
Come dicevo, a breve ho la mostra a Genova e domenica 04 settembre riceverò a Carrara un premio nazionale culturale: la Lizza d’oro arte. Ieri, durante la diretta televisiva, ho avuto una telefonata molto importante dal prof. Gianmarco Pontelli, docente di storia dell’arte e massmediologia a Parigi, Barcellona e Zurigo oltre ad essere uomo di cultura in ambito europeo, che mi ha confermato il progetto di Antonio Nunziante al museo Orsay di Parigi, con i ministeri della cultura e le ambasciate d’Italia e Francia. Inoltre anche il museo del Louvre, per la prima volta, forse potrebbe dedicarmi due sale in contemporanea all’Orsay. Non mi sembrava vero, avevo il batticuore: al museo Orsay e due sale al Louvre di Parigi. I tempi sono intorno ai ventiquattro mesi, perché la programmazione anche per le mostre che ho fatto è sempre tra l’anno e mezzo ed i due. Tutto accade ma viene sempre preparato con grande anticipo. Ci sono, dal punto di vista organizzativo, le istituzioni e la burocrazia, poi la preparazione e la selezione delle opere, dunque un lavoro che mi coinvolgerà molto. Questo sarà il prossimo grandissimo obiettivo che mi è stato posto. Penso che, passata la soglia del snobismo culturale francese dove scegliendo me non vogliono fare alla fine brutta figura, le porte del mondo intero e tutte le possibilità non mi saranno precluse, perché quando arrivi ai musei Orsay e Louvre non c’è più nulla dopo questi, soprattutto per il fondamentale peso culturale della stessa città di Parigi.

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Re: Intervista

Messaggio  Stefano il Mar 06 Set 2011, 15:29

Grazie Federico, non sapevo avesse rilasciato questa intervista prima dell'ultimo speciale.

Molto interessante il programma dei prossimi eventi, ma anche molto piacevole leggere aneddoti passati come quelli presso l'artista Tommasi Ferroni.
Le riflessioni sul tema della metafisica e del surrealismo, con un richiamo anche a Fabrizio Clerici, non le avevo mai sentite o lette prima.
E' un'intervista sul passato, sul presente ma soprattutto sul futuro e l'arrivo ai Musei parigini speriamo apra al maestro quella visibilità sul mercato internazionale che merita in modo assoluto.

Riflessione approfondita e curiosa infine, quella sui nuovi cicli e sui nuovi soggetti davvero diversi dal Nunziante degli ultimi 20 anni. Questo passaggio è quello più significativo:

"quell’emotività interiore, che ho cercato di trasmettere fino ad oggi attraverso il dettaglio del disegno e della pittura, adesso cerco di esprimerla attraverso la gestione nuova della materia e degli elementi, a volte in modo impulsivo, come per esempio il colpo del pennello od una sfumatura lasciata abbandonata volutamente. E’ un’apertura ancora ulteriore, sempre nell’ambito della figurazione, perché è il mio mondo in cui continuerò ad esprimermi, ma con una libertà e sicurezza date dal confrontarmi con questi grandi maestri."

Questo è il Nunziante nuovo con il quale ci dovremo confrontare per i prossimi anni. Magari non piace a tutti, ma la matericità delle tele e la libertà espressiva, sono i nuovi campi di espressione della sua pittura e sarà solo il tempo a dirci quanto durerà questo nuovo ciclo...... Attesa


Ultima modifica di Stefano il Mar 06 Set 2011, 23:58, modificato 1 volta

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Re: Intervista

Messaggio  pierpaolo il Mar 06 Set 2011, 18:10

bravo GRAZIE Federico
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Re: Intervista

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